Seduto su un comodo divano.

Seminarista.

Bernardo Ghielmi

Mi chiamo Bernardo e sono il quarto di cinque figli: una famiglia normale e bellissima, costruita sulla roccia dell’amore dei miei genitori e della fede vissuta in maniera quotidiana. Viviamo in un piccolo paese di 800 abitanti un po’ perso tra i boschi delle Prealpi varesine.

Storia.

Gerusalemme, ottobre 2010. Seduto su di un comodo divano sto parlando tranquillamente con il mio “Don”, raccontandogli come sono andati questi ultimi giorni di pellegrinaggio parrocchiale nei luoghi dove ha vissuto Gesù. Sono tranquillo e rilassato, domani si torna in Italia e sono carico per riaffrontare come un leone la vita normale: la scuola, il calcio, gli amici, la ragazza, i mille progetti di vita… “Don, l’unica cosa che non capisco è come fare a non abituarmi, come fare a non perdere la bellezza di questi giorni…”. Il Don esita, mi guarda a lungo e dice: “Bernardo, tutte le volte che parlo con te mi viene in mente la mia storia e come io ho scoperto che il Signore mi chiamava a seguirlo più da vicino…”. Cosa c’entrasse la sua risposta con la mia domanda non lo so; l’unica cosa che so è che in quel momento Gesù è passato sulla riva della mia vita e, come ad Andrea, Pietro, Giacomo e Giovanni, ha posato gli occhi su di me e mi ha detto: “Seguimi!”. Seguirlo mi è costato parecchio ma si è rivelata una delle scelte più azzeccate della mia vita. Che adesso vorrei raccontarvi.


Mi chiamo Bernardo e sono il quarto di cinque figli: una famiglia normale e bellissima, costruita sulla roccia dell’amore dei miei genitori e della fede vissuta in maniera quotidiana. Viviamo in un piccolo paese di 800 abitanti un po’ perso tra i boschi delle Prealpi varesine. Dato che non abbiamo mai avuto la televisione (da bambino un po’ mi dispiaceva, perché gli altri parlavano dei Pokemon e io non sapevo cosa fossero) ho potuto giocare un sacco con i miei fratelli: calcio (non so se la fede milanista preceda la mia fede cristiana, di certo viene da molto lontano…), Lego, una città immensa di omini e macchinine in cantina in cui passare le ore con mia sorella… La fede l’ho sempre vissuta come una realtà normale in oratorio, con il gruppo dei chierichetti, la Bibbia a fumetti e le preghierine alla mattina e alla sera. A tutto questo si aggiunge un tocco artistico, perché mio papà di lavoro fa l’organista e ha conosciuto la mamma in conservatorio, per cui in famiglia ogni figlio a sua volta suona uno strumento. Io ho scelto il violoncello. Alle elementari e alle medie ho frequentato una bellissima scuola cattolica della mia città, che ha acceso nel mio cuore di piccolo uomo grandi desideri e interessi. Insomma una infanzia serena e tranquilla, macchiata forse solo dall’avere bigiato un giorno di scuola in prima elementare: non so se sono entrato nel Guinnes dei primati per il più giovane “bigiatore”, ma a me questo non interessava, semplicemente quel giorno non avevo proprio voglia di andare a scuola…molto meglio giocare a calcio!


Il cambio dalle medie alle superiori (data la mia predilezione per le materie umanistiche e la mia buona capacità per lo studio avevo scelto il classico) è stata però una bella botta! Mi sono trovato di colpo completamente fuori dal mio habitat naturale, in una classe dove eravamo tre credenti su venticinque studenti, con i professori che attaccavano quotidianamente la Chiesa e la morale cattolica e dove l’ideale di vita non era esattamente San Domenico Savio… Dopo i primi mesi, ricordo benissimo di aver preso una risoluzione drastica: se tutti gli altri sono diversi da me e sembrano così felici, perché io devo essere l’unico sfortunato che continua a vivere come bravo bambino che va a messa e fa il chierichetto? Per cui ho deciso di mettere da parte la proposta di vita che avevo imparato dai miei genitori. A me proprio di ‘sto Gesù non me ne fregava più nulla, non mi serviva! Era buono solo a farmi andare in Chiesa al pomeriggio a pregare il rosario con tre vecchiette mezzo-sorde, mentre io volevo conquistare la mia prima ragazza, avere dei buoni amici, divertirmi come tutti…


Ho iniziato così il mio periodo ribelle: ho speso un sacco di soldi per i vestiti per rifarmi il guardaroba, ho iniziato a fumare, ad uscire alla sera, ad avere la ragazza, insomma a fare come tutti gli altri…ed è stato uno dei periodi più bui della mia vita! Lo studio, che alle medie mi aveva appassionato tantissimo, tutta la passione per la Letteratura (Leopardi e Ungaretti) e la Storia erano svaniti nel nulla: per due anni ho preso il debito a settembre e mi sono salvato per un pelo (oltre a rovinarmi l’estate con le ripetizioni). Lo studio del violoncello era diventato un peso insopportabile e ho deciso di mollare. Con la ragazza il rapporto si era rivelato un fallimento totale, asfissiante, chiuso e possessivo e, alla lunga, noioso: il più grande sogno, che lei mi dicesse di sì, si era rivelato un grande sbadiglio e alla fine ci eravamo lasciati. Con gli amici era stata l’esperienza, se possibile, più pesante: tutto il tempo era un continuo mettersi maschere, fingere di essere un ragazzo che non ero. Di amicizia vera neanche l’ombra. Mi ricordo benissimo, come un flash, l’immagine di una mia amica che durante una festa aveva iniziato a vomitare, per effetto dell’alcol, nella tazza del bagno. Io ero disgustato ed annoiato: possibile che questa sia la maniera di festeggiare più divertente? Eppure al lunedì, in classe, la festa sembrava a tutti un successone, una delle feste più spettacolari degli ultimi tempi. Addirittura anche il calcio era diventato un impegno fastidioso e ho lasciato la squadra (anche perché eravamo costantemente ultimi in classifica). Capivo che c’era qualcosa che non andava ma non sapevo come uscirne, il mio malessere esistenziale era troppo forte e mi sentivo affondare in questa noia di vivere, pensavo davvero che la vita fosse uno schifo. Ero triste e vuoto, ma Cristo si è avvicinato alla mia vita e mi ha cavato fuori da quella palude.


Alpe di Siusi, Giugno 2010. Alcuni amici del Liceo, membri del movimento di Comunione e Liberazione a cui devo tantissimo, hanno insistito molto per invitarmi ad una vacanza estiva in montagna. Io non avevo nessuna voglia ma, un po’ per farli smettere dalle loro insistenze, un po’ per scappare da casa mia dove la relazione con i miei genitori era un po’ pesante, ho accettato. Quella vacanza mi ha cambiato la vita. Una settimana in montagna, tra le Dolomiti del Trentino, insieme ad altri 200 ragazzi. Di colpo sono stato investito da una freschezza di vita, da una bellezza incredibile, che non avevo mai sperimentato prima e ho capito che qualsiasi cosa fosse questa “nuova vita” io la volevo per me. Di colpo mi era rinata la passione per lo studio e per le cose belle: ogni sera si faceva un incontro di approfondimento e ognuno poteva presentare un tema che gli stava particolarmente a cuore, si poteva discutere, fare domande, condividere sogni ed interessi (con un gruppo di amici abbiamo presentato la “Tempesta” di Shakespeare). Ho trovato per la prima volta dei veri amici, persone con cui potevo aprirmi, confidare il nucleo più intimo di me stesso senza paura di venir giudicato, facendo l’esperienza di esser apprezzato per ciò che ero. E, forse per me la cosa più decisiva, mi sono innamorato di una ragazza bellissima ed ho capito che la maniera più grande, più bella e più nobile di amarla era amarla in modo cristiano, ovvero verginalmente, ad un metro di distanza, senza volerla possedere ma ammirandola estasiato come un bel fiore di montagna che non si vuole strappare per non farlo morire, o come un tramonto d’estate che si ammira a bocca aperta facendo un passo indietro per lo stupore. Tornando da questa vacanza ho capito che avevo incontrato Cristo nella mia vita, che tutta questa bellezza di vita che avevo sperimentato veniva da Cristo e che io volevo seguirlo: non ero più cristiano di nome o per tradizione, perché i miei genitori lo erano o perché ero stato educato così. No, io nella mia vita volevo essere cristiano perché la vita insieme a Cristo è una “figata”!


Da quel giorno ho iniziato un cammino bellissimo, tra alti e bassi, di scoperta della vita cristiana nella sua totalità: la preghiera, la confessione e la comunione, gli incontri con gli amici, l’aiuto alle persone più deboli ed il servizio in parrocchia. Inoltre ho iniziato ad andare a parlare con il mio parroco, un sacerdote giovane, raccontandogli della mia vita e ho iniziato senza saperlo a fare direzione spirituale. L’idea del sacerdozio, che alcune volte mi era venuta in mente da ragazzino, ora era completamente fuori dal mio orizzonte. Io volevo essere un buon cristiano, sposarmi con “quella ragazza lì” e fare il professore di letteratura e storia: era un piano di vita perfetto, la vita mi sembrava ora un’avventura bellissima. Ma non avevo fatto i conti con Gesù che dopo essere entrato così trionfalmente nella mia vita, aveva in mente per me un cammino diverso.


Eccoci qui a Gerusalemme, al divano e alla chiamata esplicita del Signore. Dopo quell’incontro, nei mesi successivi sentivo nel mio cuore un’agitazione fortissima: “Signore, va bene tutto, sono cristiano ed è molto bello. Ma prete no! Io mi voglio sposare e essere una persona normale…”. Questa storia del sacerdote io proprio non la volevo e allora ho deciso di metterla da parte, ma mentre pregavo e facevo silenzio mi ritornava come un’attrazione, inspiegabile perché non veniva da me che ero così inclinato verso la vita matrimoniale.


Inoltre nel mio parroco avevo trovato un vero aiuto a vivere meglio, un confessore che mi conosceva (anche se della storia del sacerdozio io non gliene parlavo mai) e mi consigliava saggiamente e sentivo che, grazie a lui, avevo fatto balzi da gigante in avanti. Ma parlando con i miei amici, anche quelli credenti, mi rendevo conto che nessuno faceva un’esperienza simile alla mia: per loro i preti erano solo anziani e noiosi, non esisteva il concetto del “prete che ti aiuta”. E mi rendevo conto che ne avrebbero avuto veramente bisogno. In queste occasioni sentivo fortissimo in me il desiderio di essere per loro ciò che il mio parroco era stato per me: una guida spirituale per aiutarli ad amare di più Gesù e la Chiesa ed essere santi. Ovvero volevo fare qualcosa per gli altri. Inoltre mi capitava spesso di partecipare alla Messa celebrata sciattamente, senza cura, con i paramenti in disordine, i canti stonati, le omelie monotone…e dentro di me sentivo che non era possibile che la fede venisse associata alla noia. Cristo è ardore, entusiasmo, struggimento per la salvezza e la S. Messa è il momento in cui il suo cuore brama maggiormente di infiammarci tutti con il suo amore. Anche in questi momenti sentivo fortissimo il desiderio di poter celebrare la messa, di confessare, di predicare, di far scendere Dio sull’altare per poterlo dare agli altri. Ovvero volevo fare qualcosa per Dio. Eppure continuavo a temporeggiare, fino a che il Signore decise di venire Lui ad accelerare un po’  le cose.


Bosnia Erzegovina, Novembre 2011. Con un orchestra di ragazzi siamo andati a fare un giro di concerti per la Bosnia: Sarajevo, Mostar, Zenica e l’ultima tappa era Medjugorje. Qui, data la lunghezza della coda per confessarsi, io ed un mio amico abbiamo deciso di chiedere ad un sacerdote se ci poteva venire a confessare alla sera nel posto dove eravamo ospitati. Non so perché ma quella volta mi sono confidato con questo sacerdote e gli ho raccontato dell’inquietudine riguardo il sacerdozio. Così qualche mese più tardi questo giovane prete mi ha invitato a passare una giornata insieme e mi ha portato nel noviziato dei Legionari di Cristo a Gozzano, sul lago d’Orta. Qui è accaduta una cosa molto speciale. Io che ero così indeciso e temporeggiavo sempre, dopo quel giorno passato in compagnia dei seminaristi a giocare a calcio e scherzare a tavola, mentre tornavo a casa mi sono reso conto che in verità a casa c’ero appena stato. Mi ero proprio sentito in famiglia. Molti, infatti, mi chiedono perché sono entrato nei Legionari e non in seminario diocesano o con CL. In verità non lo so. È per lo stesso motivo per cui ti sposi con “lei” senza aver prima conosciuto tutte le 3 miliardi di donne della Terra. Io conoscevo tantissime realtà ecclesiali (la parrocchia, CL, l’Opus Dei, francescani…) eppure mai ho pensato concretamente di entrare in una di queste realtà, anche se le apprezzo moltissimo. Eppure la prima volta che sono stato con i Legionari ho proprio sentito “Bernardo, sei a casa!”. Il cammino di discernimento che ho iniziato mi ha confermato pian piano che quella era la strada giusta, il posto che Dio aveva preparato per me fin dall’eternità perché fossi felice e potessi dare frutto nella mia vita. Così ho deciso di essere generoso e di fare il passo decisivo.


Nel settembre del 2012 sono entrato in Seminario e ho iniziato il mio cammino di formazione che dopo gli anni iniziali del noviziato, mi ha portato in Messico e ora a Roma per studiare Filosofia. Non so dove il Signore mi porterà, cosa ha preparato per me. L’unica cosa che mi viene da dirgli è “Signore, tu sai tutto, conosci le mie miserie e debolezza, ma tu sai anche che io ti voglio bene!”. E Lui mi dice sempre “Fidati, seguimi!”. Vi chiedo una preghiera per questo mio cammino!