Legionari di Cristo.

Identità del Legionario.

Il nome “Legionario di Cristo” più che voler esprimere la missione propria della congregazione, vuole sottolineare uno stile che caratterizza i suoi membri.

Un nome cristocentrico.

La specificazione “di Cristo” è la parte più importante, perché sottolinea che il legionario è un discepolo ed un amico del Signore, al quale sa di essere unito per sempre come dice il Salmo: Io sono tuo (119,94). C’è una freschezza ed un’immediatezza nel contatto quotidiano con Lui, senza formalismi o irrigidimenti: Vi chiamo amici (Gv 15,15). In questa amicizia, coltivata ed approfondita lungo tutta la vita, cercando in tutto la Gloria del Padre e la salvezza delle anime, il legionario trova il principio unificatore e conduttore della sua esistenza.

 

Il legionario ha fatto esperienza dell’Amore e della chiamata di Cristo e ha risposto mettendolo come centro della sua vita, «con un amore reale, personale, virile e appassionato» (CLC 1,3), e ha fatto di Cristo il criterio ed il modello della propria vita. Questa relazione personale costituisce il nucleo e la fonte della nostra identità.

 

Per questo il legionario porta con fierezza il nome del suo Redentore: il tuo nome è invocato su di noi (Ger 14,9) e prova un conforto particolare nel ripetere questo Nome come spinta nella donazione di sé e nei momenti di tentazione e di sofferenza.

Militia Christi.

Nel dire “legionario”, si ascolta l’eco di una immagine frequentemente usata da San Paolo per descrivere il cristiano: come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme con me (2Tim 2,3). La vita religiosa, forma eminente della vita cristiana, è stata identificata fin dai suoi inizi come una militia Christi. La legione di Cristo si inserisce in questa tradizione.

 

San Paolo stesso dice che la nostra battaglia non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti (Ef 6,12) che odiano l’uomo e lo inducono al male, seminando nel mondo odio e lacrime. Gesù è venuto al mondo per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo (Eb 2,14), e proprio questa è la missione del legionario: proporre agli uomini che accolgano nelle loro vite il Regno di Cristo e distruggere le opere del maligno; per questo si affidano alla protezione dell’arcangelo San Michele.

 

Se il nemico è spirituale, anche le armi per combatterlo sono di ordine spirituale (Ef 6,13-18).

 

L’opera del demonio è la disobbedienza, dicendo: non voglio essere servo (Ger 2,20), e così cerca di insinuare in noi uno spirito non di figli, ma di schiavi. La parola “legionario” ci ricorda l’atteggiamento opposto, perché suggerisce un particolare amore e una grande stima per la virtù e per il voto di obbedienza, che imita l’obbedienza redentrice di Cristo: umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte, e a una morte di croce (Fil 2,8). Così come per la disobbedienza di un uomo è avvenuta la disintegrazione della famiglia umana, per l’obbedienza di Cristo, Uomo nuovo, è cominciata la sua ricostruzione (cfr. Rom 5,19).

Una missione senza confini.

Chiamandoci “legionari” vogliamo anche professare la nostra disponibilità ad essere inviati dove c’è bisogno: eccomi, manda me! (Is 6,8) Gesù percorreva tutte le città e i villaggi […] annunciando il Vangelo del Regno (Mt 9,35). Durante gli anni della Sua vita pubblica, Gesù ha camminato tanto. Ovunque andasse seminava, ma non rimase mai per vederne i frutti. Anche il legionario è un uomo sempre in cammino, con uno spirito missionario, agli antipodi di qualsiasi forma di adagiamento.

 

La parola “legionario” denota, senza trionfalismi, un desiderio sincero nato dall’amore a Cristo di vivere la propria missione con un grande spirito di sacrificio, unito alla Croce redentrice, senza abbandonare mai la missione che gli si affida.

 

Nella celebrazione quotidiana della messa impariamo da Cristo cosa significa amare fino alla fine (Gv 13,1).

Amore appassionato alla Chiesa.

Le Costituzioni definiscono l’amore del legionario per la Chiesa come “appassionato” (CLC 14,1). In effetti il legionario sviluppa per amore un sesto senso che lo porta ad intuire le necessità della Chiesa, cercando di alleviarne le sofferenze. L’amore non sente il peso, non tiene conto della fatica, anela più di quanto non possa raggiungere (L’imitazione di Cristo, III,5). Questo amore non gli permette di rimanere con le mani in mano di fronte alle tribolazioni della Sposa di Cristo. Per questo soffre per gli errori dei figli della Chiesa e si rallegra intensamente per le grazie che il Signore concede al Suo popolo.

La creatività apostolica.

Il legionario ha un cuore grande e tenace, che si dona con passione, vuol fare di più e andare sempre oltre. Per questo, attento ai segni dei tempi, lavora con zelo e creatività cercando nuove strade, cosciente che ogni giorno di lavoro per il Regno è un regalo prezioso di Dio che non tornerà, e che il tempo ci è donato per ottenere l’eternità.

Una storia di Redenzione.

La storia della nostra congregazione è in sé stessa un messaggio per gli uomini del nostro tempo, perché mostra che, al di là delle ferite della propria esistenza, Cristo può fare cose grandi per chi confida nel Suo Amore: Ecco, Io faccio nuove tutte le cose (Ap 1,5).

Il voto di umiltà.

Oltre ai voti di castità, povertà e obbedienza, il legionario professa un voto proprio, detto “di umiltà”, per il quale si impegna a non cercare di ottenere nessuna carica o posizione all’interno della Congregazione. Questo gli permette di accogliere con spirito di servizio qualsiasi incarico che gli venga assegnato, e con la stessa libertà di lasciarlo per abbracciare una nuova missione. Questo spirito da “soldato semplice” gli consente di vivere ogni momento con gioia e pace.

Spirito di corpo.

Il nome “legionario” denota una forte unione, che per noi si traduce in uno spirito di corpo con i nostri fratelli, chiamati da Cristo ad una stessa missione, con i quali preghiamo e lavoriamo. Attraverso la testimonianza quotidiana di unità nella diversità, il legionario ama i suoi fratelli ed è disposto a qualunque sacrificio per aiutarli, non lasciandoli mai soli, neanche quando cadono.

 

“Fare legione” è, quindi, sentirsi “parte viva ed operante di questa grande famiglia, contribuendo con le proprie qualità alla missione comune” (CLC 16).

L’Amore di Cristo ci spinge.

“L’amore di Cristo ci spinge” (2Cor 5,14). Questa espressione di San Paolo può servirci come sintesi delle caratteristiche del nostro carisma: Cristo come centro della nostra vita interiore, l’amore come forza di coesione con i nostri fratelli, un gioioso slancio apostolico come stile della nostra evangelizzazione.

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