Hai mai pensato alla Vocazione.

Sacerdote.

P. Lauro Vattuone

P. Lauro Vattuone è nato a Roma, Italia, il 9 novembre del 1962. É en­trato a far parte della Legione di Cristo nel settembre del 1984. È stato orientatore vocazionale di gruppi gio­vanili in molte diocesi d’Italia: Ro­ma, Milano, Novara, Napoli come pure a Dublino, Irlanda. Attualmente è parroco nell’isola di Ustica, Diocesi di Palermo.

Storia.

“Hai mai pensato alla vocazione?” “Io?, beh… no!”, risponde il chierichetto sorpreso. “Nessuno ti ha mai parlato della vocazione?” Insiste a bruciapelo il giovane sacerdote mentre si veste per la messa domenicale. Fu tutto così semplice. Io non avevo mai pensa­to alla vocazione, non sapevo neppure che cosa fosse, ma Dio trovò il modo di farmelo sapere. Con questa domanda, il Seminatore ave­va deposto nella mia anima il seme della sua chiamata.

 

Dimenticai la fugace conversazione con quel sacerdote per­ché mi trovai occupato a preparare i miei esami, a dedicarmi agli sport e pensavo anche a quale facoltà universitaria mi sarei iscritto. Una sera venne a cena a casa mia un sacerdote e mi chiese se l’argomento vocazione era ormai chiuso o rimaneva aperto, in altre parole, se ero disposto a discuterne. Gli risposi di sì. L’aiuto di un’altra persona, di un”esperto”, fu indispensabile per individuare e sondare quel cammino, perché quando uno è da solo a cercare di capire la volontà di Dio, i disegni di Dio per la sua vita, è anche pos­sibile sbagliare.

 

Incominciammo insieme un itinerario vocazionale che allar­mò e spaventò molto i miei genitori. Temevano che quel sacerdote mi inculcasse l’idea della vocazione a tutti i costi. All’inizio non ci ostacolarono apertamente, ma io sapevo che la cosa non faceva loro piacere.

 

In seguito alle pressioni della mia famiglia mi vidi costretto a pensare seriamente di iscrivermi a una delle facoltà laiche che più mi piacessero. A dire la verità non me ne piaceva nessuna. Perché dovevo studiare per laurearmi in qualche campo che non mi inte­ressava, dedicare la vita a guadagnare per poi andare in pensione e aspettare la morte? È così poca cosa la vita? Desideravo ciò che non è effimero: l’eternità. Per la prima volta mi trovai a riflettere su che cosa volevo fare della mia vita.

 

Anche se ancora in modo confuso, ciò che dentro mi urgeva era il desiderio di fare qualcosa di grande e di utile, di dedicarmi ad aiutare gli altri a scoprire quel “qualcosa in più” nella vita, che è Dio, solo Dio. Mi sembrava che dedicarmi e Dio e agli altri con il sacerdozio fosse l’unica maniera per dare un senso alla mia esisten­za facendo in modo che la mia vita fosse veramente degna di esse­re vissuta. Così, mi decisi ad intraprendere gli studi di filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma col proposito di entrare poi in seminario. I miei amici non ci potevano credere. Ne avevo alcuni abbastanza intimi, ma non erano praticanti. “Cose da ragazzi”, dicevano. E li sorprese anche la mia decisione di entrare presto in seminario. Mi rattristava vedere così increduli persone tanto care, però invece di ritornare sui miei passi mi convincevo sempre di più che il sacerdozio era per me l’unica via se volevo fare qualcosa per loro e per quelli che si sentono vicini a Dio.

 

Ero entrato all’università e frequentavo le lezioni: il mio prossimo passo doveva essere quello di scegliere il seminario dove sa­rei andato. Tra i miei nuovi compagni di corso c’erano dei legionari di Cristo che non passavano certo inosservati: vestiti di nero, capel­li corti e ben pettinati, educati e sempre attenti alle lezioni. Cono­scendoli più a fondo, mi resi conto che appartenevano ad una con­gregazione molto giovane, dinamica, per anime forti, amante della Chiesa, che venerava il Papa e aderiva fermamente al suo Magistero. Davanti a tanti “modelli” di sacerdoti, fui certo che era per me, che era quello che andavo cercando. Mi era scesa una gran pace nell’anima. Oltre ad essere sacerdote, io volevo essere “legio­nario”.

 

Ai miei genitori, tuttavia, questa faccenda del legionario non riuscivo a farla accettare. Per loro, era già stato difficile accettare la mia vocazione sacerdotale; il fatto, poi, che io entrassi in una con­gregazione religiosa sconosciuta a loro, li faceva trepidare. Inco­minciarono a chiedere informazioni.

 

E mi tempestavano con le loro obiezioni, probabilmente mol­to giuste dal punto di vista dei genitori. “Vuoi entrare in una con­gregazione senza aver prima letto la sua Costituzione. Non sai in che cosa ti vai ad impegnare”. Come potevo spiegare loro che quando ci si “innamora” gli aspetti legali passano in secondo piano, anche se, più tardi, venne il tempo per studiare e assimilare a fondo tutta la meravigliosa spiritualità di cui è pervasa la costituzione del­la Legione. “Ti manderanno chissà dove e non ti vedremo per mol­to tempo”. Uno degli aspetti della legione che più mi attirava era lo spirito di disponibilità e di obbedienza da soldato semplice, pronto alla lotta, disposto ad andare là dove venga destinato. Amavo i miei genitori, ma mi sentivo libero, non volevo sentirmi legato a niente e a nessuno, soltanto a Cristo.

 

Mi dicevano sempre: “la tua scelta”. Non potevano capire. Per me era chiaro che il tramite era Dio, ma non ero capace di co­municare a loro questa sicurezza.
Le vacanze più interessanti e divertenti le trascorsi nel sud d’Italia con la comunità dei legionari di Roma. Quei trenta giorni di grandi passeggiate e di mare, ricchi di spiritualità mi rafforzarono nella mia determinazione. Così decisi di entrare nella Legione di Cristo e partii per Salamanca, in Spagna, per iniziare il mio novizia­to e un nuovo capitolo della mia esistenza.

 

La preghiera era la cosa più importante del noviziato. Ho im­parato che non si trattava tanto di “recitare le orazioni del cristia­no”, ma si trattava di ascoltare Dio, di dialogare con Cristo. Conoscere Cristo fu una novità inopinata. Conoscerlo nel Vangelo e nel Tabernacolo per amarlo come uomo. Mi si apriva davanti un universo.. La meta, quindi, era chiara: essere totalmente per Cristo, consacrarmi a Lui per salvare il mondo che è più ateo che mai.

 

Gli anni di studio in Spagna e a Roma sono trascorsi molto rapidamente conducendomi ad una sempre maggiore identificazio­ne con il carisma della Legione nel quale mi sento compiutamente realizzato. Per tutto questo tempo il contatto diretto con il nostro Padre Fondatore è stato sempre istruttivo. Le lettere che mi ha scritto da vero padre spirituale sono state uno stimolo per il mio cammino.

 

La verità è che in quegli anni non tutto è stato facile. Ci sono stati momenti di pace e momenti di lotta, momenti di generosità e momenti di debolezza. Ma rifugiandomi in Dio per mezzo di una to­tale e indefettibile apertura verso i miei superiori, ho potuto supera­re tutto quanto e perseverare nella lotta.

 

Ora, con l’appoggio incondizionato della mia famiglia, la mia gioia è completa. Conoscere la Legione da vicino ha cancellato tutti i loro dubbi. Adesso sono molto contenti di avere un figlio sacerdo­te e legionario di Cristo. Più ancora, sono orgogliosi.

 

Se dovessi tornare indietro non dubiterei un istante ad entra­re di nuovo nella Legione. Spero che Dio nostro Signore raccolga ancor più operai per le sue messi avviando la vocazione sacerdotale in molti giovani; ma soprattutto che faccia sì che siano generosi e aperti alla sua volontà e rispondano con cuore magnanimo ai suoi di­segni provvidenziali.