I silenzi di Dio.

Sacerdote.

P. James Mulford

E’ nato a Baltimore, Maryland, Stati Uniti, il 2 febbraio 1959. Si è laureato in filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. E’ stato il direttore di studi dell’Istituto Irlandese di Città del Messico; Vice-rettore del Centro Vocazionale di Leon, Guanajuato, Messico; Economo nell’Istituto Irlandese di Monterrey; professore di filosofia nell’American University of Rome e di Antropologia Teologica nell’Istituto Giovanni Paolo II per la Familia nel Messico; Vice-rettore nell’Università di Mayab, Merida in Messico e economo dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Rome. È stato ordinato sacerdote da Giovanni Paolo II, il 3 gennaio, 1991, nella Basilica di San Pietro, a Roma.

Storia.

Il silenzio della vita: sono nato con un fratello gemello, ma in nulla identico a lui. Io sono violentemente venuto alla luce in un mondo di rumori, lui è nato avvolto da un profondo silenzio, senza poter udire. Calmo e sereno, non sapeva parlare. Io, inquieto e nervoso, non potevo non parlare. Giunta per entrambi l’età scolare, i nostri genitori presero la difficile decisione di trasferirci tutti in un piccolo paese sconosciuto dove si trovava l’unica scuola per sordo muti dello stato e così sacrificarono l’amore e l’amicizia di familiari ed amici per l’unità della famiglia. Siamo cresciuti insieme, allegri e felici, come tutti i bambini senza pensare alla nostra diversità. Io as sistevo alla tenace lotta di mio fratello per superare tutti gli ostacoli. Con la pazienza delle sue insegnanti e l’amore di nostra madre imparò a parlare e ad essere autosufficiente, riuscendo anche a strin gere rapporti di amicizia con naturalezza e simpatia. Ma poi – me ne rendevo conto – viveva in un silenzio nel quale non esistevano ne canti ne musica; non poteva ascoltare il mormorio di un fiume ne le risate di un bimbo e per la prima volta nella mia vita chiedevo: “Perché, Signore? Perché hai permesso che mio fratello nascesse così?”.


E questa volta ero io a non udire la risposta.


Il silenzio della morte: sei anni dopo il nostro arrivo nel piccolo paese, cadde un altro silenzio sulla famiglia quando morì mio padre per un infarto a trentanove anni; un giorno solo dopo la morte di sua madre ed un giorno prima del mio dodicesimo compleanno. Morì nel suo letto, nel silenzio della notte, tra le braccia di un altro mio fratello, allora diciottenne, mentre io, scalzo ed in pigiama, aspettavo fuori nella neve l’arrivo dell’ambulanza. Il mio gemello non ne udì il suono e, una volta svegliatosi, si meravigliò di trovare la casa piena di familiari ed amici. Mia madre lo fece sedere e gli spiegò che suo papà era in cielo, ma egli insisteva che non era suo papà, era sua nonna. Mia madre gli rispose con semplicità: “Si, certo, ma ora sono insieme nel cielo”. Da allora recitai il padrenostro con un’intensità tutta particolare.


Nel dolore della morte, mi ricordo l’esempio di fede di mia madre. Lei non capiva, ma accettava ogni cosa dalle mani di Dio con serenità e semplicità. Anni dopo, mi scrisse: “Abbiamo vissuto molti momenti di dolore ed allegria, ma sempre momenti di crescita. Anche se talvolta non vediamo o capiamo, tutto viene da Dio e lo dobbiamo accettare, tutto. Dobbiamo ringraziarLo per ogni cosa, perché ci ha dato la forza di superare ogni situazione, feriti qualche volta, ma sempre più saggi. Questi momenti ci hanno reso una famiglia più forte, più fedele e piena d’amore; per questo Lo ringraziamo”. La morte di mio padre produsse nella mia anima un grande silenzio che mi fece riflettere sul destino della mia vita e la realtà della mia morte. E di nuovo chiedevo: “Perché, Signore? Perché hai permesso che mio padre morisse così?”.


E continuavo a non udire risposta.


Il silenzio della fede: senza rendermene conto, iniziai a cercare il rumore per non pensare alla morte ed evitare di incontra re le verità della mia fede. Trascorsi il mio tempo tra balli e gare di pallacanestro, suonando la batteria e vincendo premi. Riempii la mia vita di ragazze e fidanzate in un frivolo ambiente di giovani. Vivevo nel presente, sentendo sempre il suono del silenzio, rifugiandomi in un mondo fatto di sport e divertimenti e di qualunque cosa che non mi facesse pensare al futuro o alla fede.


Nella mia famiglia mancò mio padre, non mancò mai l’amore e la comprensione. Abbiamo trascorso momenti molto duri, ma tutti si sono impegnati affinché questi diventassero occasioni di unità. Così fu quando mio fratello maggiore annunciò la sua decisione di abbandonare la Chiesa Cattolica. Ben lontano dal volere abbandonare la sua fede, si limitò a rinunciare alla liturgia e la nostra picco la parrocchia di campagna che aveva ben poco da offrirgli. Scoprì la scrittura con i suoi amici protestanti, collaborando con loro in ogni opera di carità. Non lo potemmo credere e tanto meno capire, ma rispettammo la sua decisione, questo provocò un altro silenzio privo di risposta nella mia anima e svegliò in me il desiderio di conoscere più a fondo la mia fede. Una volta ancora sorse la domanda:“Perché, Signore? Perché hai permesso che mio fratello se ne andasse così?”.


Ma anche questa volta non udivo risposta.


l silenzio dell’amore: l’anno precedente l’ingresso all’università conobbi i primi legionari di Cristo. Stimolato dalla loro apertura e dalla loro accoglienza, li tempestavo di domande. Mi colpì la sicurezza e la fermezza della loro fede. Parlavano con chiarezza e convinzione, anche quando bruciava la verità delle loro risposte; così mi fecero scoprire da solo i dogmi ed accettare la verità quando la scorgevo con gli occhi della fede. Partecipai ad un ritiro e sperimentai per la prima volta nella mia vita il silenzio. Si riaffacciavano i problemi di sempre: il senso della vita, la verità della mia fede, la realtà della morte. Da allora mi ritirai anche dagli altri; abbandonai il ballo, il mormorio ed il frastuono, deciso a scoprire le risposte della mia vita.


In questo clima di calma e serenità, qualcosa accadde. Mi innamorai. Eravamo due poli opposti. Mi chiamava egoista, vanitoso, presuntuoso, “viveur” e cercando di farle cambiare idea mi convinsi che aveva ragione. Mi fece vedere come il mio atteggiamento non fosse altro che una maschera di paura dietro alla quale nascondevo l’insicurezza; la nostra relazione fu un’esperienza che mai avevo vissuto sino allora. Trovai un senso alla mia vita in questo silenzio d’amore. Scoprii che l’amore non chiedeva ne piacere ne parole ed imparai il linguaggio della “fedeltà” ad un amore maturo. Non vivevo più solo per me stesso, non avevo più paura del futuro, non ponevo limiti al mio amore.


Prima di uscire dall’università, partecipai al programma estivo dei padri per ripetere l’esperienza di ritiro e meditazione nelle verità della mia fede. Vidi allora come Dio ci chiamava tutti dal silenzio: i veri sordi eravamo noi, sordi alla sua parola, alla sua grazia, alla sua fede, al suo amore; era Dio a chiedere e noi stessi coloro che dovevano rispondere. Quanti come me hanno avuto paura del silenzio in un mondo di rumore e confusione! Quanti come me udivano senza saperlo il silenzio della propria vita per finire chissà dove! Quanti come me esigevano risposte da Dio senza mai offrir gli nulla in cambio! Allora ricordai i silenzi della mia vita. Sentii la chiamata, ma non sapevo che rispondere. Capii subito che la mia vita non poteva continuare come prima e repentina sgorgò la do manda: “Perché, Signore? Perché hai permesso che il mio amore finisse così?”.


E questa volta trovai la risposta.


II Dio del silenzio: il mio amore non finiva. Egli non voleva che smettessi di amare. Egli non voleva che amassi di meno, ma di più e meglio, che amassi più persone e con maggiore intensità; Egli non voleva che ponessi limiti al mio amore. Sì, la rottura fu totale e dolorosa al momento, ma Dio da buon chirurgo, seppe sanare la cicatrice con affetto ed attenzione.


La mia missione ora è di ascoltare e perdonare, udire e benedire, avvicinare l’Amore alle anime perdute nel rumore del mondo intero. Oggi, quando pronuncio le parole del miracolo nel sacrificio silenzioso della messa, chiedo per tutti (per mio gemello, mio padre, mio fratello, mio amore) e offro le mie orecchie, la mia vita, la mia fede ed il mio amore, affinché prestino internamente ascolto alla grazia, affinché si avvicinino al silenzio dei sacramenti, perché ascoltino Dio che li chiama nei silenzi della loro vita e non abbiano paura di rispondere!