Fidarsi di Dio è la cosa migliore.

Sacerdote.

P. Andrea Giustiniani

Nato a Roma (Italia), il 20 ottobre del 1971. Ha studiato nell’Istituto Villa Flaminia dei Fratelli delle Scuole Cristiane. È laureato in Scienze della Comunicazione. Nel 2000 è entrato al noviziato della Legione di Cristo di Gozzano (Italia). Ha frequentato gli studi umanistici a Salamanca (Spagna). Assistente dell’ECYD e consulente vocazionale nel Nord Italia per due anni, tornato a Roma ha ottenuto il baccalaureato in filosofia ed in teologia nell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Dal 2007 collabora nella segreteria territoriale dei legionari di Cristo in Italia.

Storia.

Fino ai 28 anni, tutte le scelte che ho fatto nella vita ruotavano intorno a un’unica grande e incrollabile certezza: «Sarò un buon padre, con molti figli e una famiglia meravigliosa». Che cosa mi ha fatto cambiare idea? Una sola considerazione: «Se Dio mi ha creato per amore, mi ama, e se mi ama, mi vuole felice, quindi se gli chiedo qual è il suo progetto per me, saprò che cosa realmente mi farà felice». Così ho fatto.


Dio mi stava aspettando


Sono il terzo di tre figli maschi. I miei genitori originari della Puglia, vivono a Roma da quando si sono sposati, per motivi di lavoro di mio padre. Questo ha fatto sì che nascessi e crescessi a Roma. Dai nostri genitori, noi figli abbiamo imparato a vivere la fede in modo molto naturale, però attento.


Ho conosciuto il primo Legionario di Cristo quando avevo solo 4 anni. I sacerdoti della Legione di Cristo svolgevano il loro ministero nella scuola dei Fratelli delle Scuole Cristiane che ho frequentato per quindici anni, dall’asilo fino alla maturità. La loro presenza mi era così familiare, che quasi non me ne accorgevo. Ho ricevuto tutti i sacramenti nella mia parrocchia, dove ho conosciuto diversi sacerdoti che mi hanno sempre dato testimonianza di dedizione e di allegra donazione alle anime. Lì, mia madre era catechista e i miei fratelli animavano la messa dei giovani, organizzando i canti e suonando la chitarra. In quest’atmosfera ho potuto vivere sempre con Cristo al mio fianco, ma, come spesso succede, per me era una presenza, un conoscente, più che un vero amico. Per questo, quando, ormai cresciuto, ho potuto allontanarmi dalla parrocchia, l’ho fatto senza chiedermi niente. Mi sono dedicato a molte cose, ho imparato a suonare vari strumenti, ho conosciuto tanta gente, ho conosciuto il mondo.


Da conoscente ad amico di Cristo


Forse per la testimonianza silenziosa che ricevevo in casa, o forse per la formazione religiosa che ricevevo a scuola, nella mia settimana non mancava mai la Messa domenicale e, ogni tanto, una buona confessione. La mia, infatti non era una vera ribellione, né mancanza di fede, era semplicemente poca cura. Di questo si rese conto il sacerdote legionario che lavorava a scuola e mi propose di cominciare un gruppo di lettura e riflessione sul Vangelo. Lo vidi come un’ottima opportunità per non mettere da parte totalmente la mia vita spirituale ed anche un’occasione per vedermi con i miei amici di scuola. Organizzammo un gruppetto e cominciammo. È stato così che ho potuto approfondire il mio rapporto con Cristo: Lui era il protagonista dei nostri incontri ed io ho cominciato a scoprire sempre di più la sua amicizia ed il suo amore per me. Incoraggiato da questa felice esperienza, cominciai a frequentare altri gruppi, tra i quali molto importanti furono il gruppo di evangelizzazione, portato avanti da un sacerdote diocesano molto in gamba, e l’Associazione “Ss. Pietro e Paolo” del Vaticano, che mi ha dato spesso l’opportunità di ascoltare personalmente lo stesso Giovanni Paolo II. Tutto questo stava lasciando in me un segno molto profondo.


Il Regnum Christi


Poco a poco, il sacerdote legionario cominciò a parlarci del Movimento Regnum Christi e ci propose di aderire. Devo confessare che avevo sentito cose molto negative sui movimenti e, anche se vedevo che le esperienze che stavo facendo erano molto buone, interiormente resistevo all’idea di entrare in uno di questi. Forse più per accontentare il Legionario, a cui non avevo detto niente, che per convinzione personale, accettai l’invito ed entrai nel Regnum Christi. Però continuavo a chiedermi: «Sto facendo la cosa giusta?». In quel momento, a Roma eravamo in pochi e tutto quello che sentivo a proposito del Movimento mi suonava molto teorico. Oltre a questo, non mancavano distrazioni: sono sempre stato tranquillo, ma inquieto e dividevo la mia giornata tra mille cose, tra cui la più coinvolgente era sicuramente la musica, con le serate di pianobar, i concerti con i “Black Cadillac”, il complesso che avevamo fondato, cose che, oltre a piacermi, mi davano anche l’opportunità di guadagnare un po’ di soldi. C’erano anche complicazioni: la mia ragazza, per esempio, non vedeva di buon occhio il tempo che dedicavo alle cose spirituali, anche perché le vedeva sempre come tempo tolto a lei, anche quando non c’era comunque la possibilità di vederci. A ogni modo, grazie a tutto quello che ricevevo di spirituale e dal mio impegno nell’apostolato, ero molto contento. Tanto che, dopo tanti anni in cui non avevo preso in considerazione la cosa, decisi di partecipare a un corso di dieci giorni sul Regnum Christi, in Spagna.


Lascia che Dio ti guidi


Il corso fu un’esperienza indimenticabile. Finalmente mi rendevo conto della realtà del Regnum Christi: molti giovani, provenienti da decine di paesi differenti, erano lì solo per conoscere meglio Cristo, attraverso il Movimento. Finalmente la chiusura mentale e i pregiudizi si dissiparono e mi resi conto che tutto era, non solo buono, ma perfetto per me. Ho imparato, in quell’occasione, che Dio ci conosce molto meglio di noi stessi e che, nonostante i condizionamenti umani, se ci lasciamo guidare da Lui, arriviamo sempre a ciò che più ci può riempire di pace e di allegria, e ci porta alla felicità. Questa lezione non l’ho più dimenticata. Alla fine di quei dieci giorni, tornai a casa mia trasformato. Felice di dedicarmi ogni giorno di più alla mia vita spirituale, e quindi a Dio e agli altri. Ho continuato la mia vita normale, mi sono laureato in Scienze della Comunicazione, ho fatto esperienze di lavoro molto belle, accanto a persone stupende, e un entusiasmante stage a RadioRAI come programmistaregista, e tanto altro, ma sempre con un’attenzione particolare alle attività del Regnum Christi. Il sacerdote che stava seguendo il nostro gruppo mi chiese anche di portare avanti un’équipe di giovani e così feci anche l’esperienza di come sia meraviglioso aiutare gli altri a incontrare Dio.


La chiamata


Da quel momento, tutte le attività che facevo poco a poco stavano cambiando la mia visione della vita, senza che me ne rendessi conto, come le missioni in Messico, che mi hanno insegnato, tra l’altro, che si può essere poveri, vivere con poco, ed essere felici, se si ha Dio nel cuore. Percepivo che stavano cambiando molte cose, ma non sapevo che cosa. Per prima cosa, nonostante la mia persistente convinzione di formare una famiglia, decisi di lasciare la ragazza con cui stavo, per capire meglio che cosa mi stava succedendo.


Durante la Settimana Santa del Giubileo del 2000, stavo partecipando a una missione vicino a Bologna. Il Giovedì Santo, nella Messa che commemora l’Ultima Cena, mi hanno chiesto di leggere la seconda lettura. È il passo delle lettere di san Paolo in cui racconta l’istituzione dell’Eucaristia. Leggendo le parole che sono praticamente quelle della Consacrazione, percepii in maniera del tutto nuova e profonda il miracolo che, per grazia di Dio, si realizza in ogni Messa: un uomo, il sacerdote, può far sì che un pezzettino di pane e un po’ di vino diventino il Corpo e il Sangue di Cristo. Furono istanti che durarono un’eternità. Dopo aver letto ho sentito la mia anima che si chiedeva: «Perché non devo essere io quell’uomo?». Fu la prima volta che pensai al sacerdozio. Dopo essermi ripreso dalla sorpresa, parlai con il mio direttore spirituale, che mi tranquillizzò e mi propose di fare un corso di discernimento vocazionale, durante l’estate.


Da quel momento ho deciso di lasciare tutto nelle mani di Dio. L’ho fatto e sono felice. Ed ora, dopo dieci anni, è Dio che si mette nelle mie mani. Possono esistere un amore ed una fiducia più grandi di queste?